Il nuovo granello di senapa è finalmente online

La Madonna dei palafrenieri, detta anche Madonna della serpe, olio su tela realizzato nel 1606 dal pittore italiano Caravaggio (Galleria Borghese di Roma)


Il granello di senapa è online.

Con piacere finalmente posso darvi questa buona notizia, a pochi giorni dalla sua definitiva scomparsa da queste pagine.

Potete collegarvi a questo indirizzo web per accedere. Ormai siamo giunti davvero alle ultime battute e questo link è l’unico collegamento essenziale che ci rimarrà in mano quando le luci si saranno definitivamente spente.

Troverete un sito molto simile al vecchio, poiché non ci è stato dato il tempo per rinnovarne la veste grafica. E per fare un buon lavoro che mantenesse intatta l’identità del blog. Rimangono ancora sezioni e articoli da modificare e sistemare meglio, ma l’importante è che il sito ci sia e possa funzionare.

In compenso adesso abbiamo un sito più veloce che mi permetterà di caricare le immagini più agevolmente. E fatto importante per i lettori, che mi permetterà di caricare anche dei video.

Si apriranno così nuove prospettive che potranno arricchire di contenuti i nuovi articoli.

Sto lavorando ancora infatti, nel tempo che mi rimane, per rimettere fotografie scomparse e sistemare l’impaginazione degli articoli de Il granello di senapa, rinnovato, che in molti casi lascia tuttavia a desiderare.

Contemporaneamente sto lavorando per salvare su Il Sale della Terra gli articoli rimanenti di Ambiente e politica, che in alcuni casi necessitano di rimaneggiamento. Specialmente per quanto riguarda quelli molto vecchi.

Torneremo quindi, dal 9 giugno in poi, con la pubblicazione di quegli articoli con nuovi contenuti che questa incredibile vicenda ha necessariamente congelato alla fine di aprile.

Ma se l’obiettivo dei nostri nemici era di fermarci, ebbene non vi riusciranno. Anzi, come sempre, dalle prove si esce rafforzati.

Si è parlato tante volte, probabilmente troppe, finché questo blog ha avuto vita, della massoneria.

Della sua presenza e della sua pesantissima e nefasta ingerenza nella storia umana, ieri come oggi.

Si è citato in più occasioni Leone XIII, grandissimo papa che ha fatto di tutto il suo pontificato un impegno costante nel denunciare i gravi pericoli rappresentati dalla massoneria.

Accennando anche a quella visione che egli ebbe, la mattina del 13 ottobre 1884 durante una celebrazione all’interno della Cappella Paolina, nel corso della quale fu spettatore impotente di un’enorme fuoriuscita di demoni dalla superfice terrestre spaccata, fatto che sarebbe avvenuto in un prossimo futuro.

Costoro, dopo tanti procurati disastri, giungevano alle soglie della Basilica di San Pietro a Roma – provocandone quasi il crollo – ma a fermare la loro malefica impresa discese l’Arcangelo Michele che facilmente sconfisse l’infernale schiera.

Successivamente papa Leone udì voci soprannaturali che preludevano l’avverarsi della minaccia entro un periodo temporale equivalente a qualche altro pontificato.

Poi, come dichiarò lo stesso pontefice, «ho visto San Michele Arcangelo intervenire non in quel momento, ma molto più tardi, quando le persone avessero moltiplicato le loro ferventi preghiere verso l’Arcangelo».

La visione di papa Leone XIII sembra quasi un dettagliato resoconto degli avvenimenti di questi due ultimi secoli: il Novecento, con ben due guerre mondiali, e il Duemila, con un’impressionante caduta dei valori, l’avvelenamento del cibo e la distruzione, dal suo interno, della Chiesa Cattolica.

Un’avanzata senza precedenti del demonio, che vorrebbero farci credere non esista. Mentre le élite gli sono celatamente devote.

Fino a pochi giorni fa ero ormai convinta di chiudere simbolicamente queste pagine con l’immagine di Michele, il Gran Principe, protagonista invitto della battaglia contro il male.

Adesso invece, concessami inaspettatamente la possibilità di lasciare queste ultime righe qui, ho deciso di porre fine a questo blog con l’immagine della più acerrima Nemica del maligno.

Un tributo dovuto a Colei che ha occupato a ragione tante pagine nel corso di 158 articoli: la Beatissima Vergine Maria.

Un’inimicizia, quella tra Lei e il maligno, posta da Dio stesso fin dall’inizio dei tempi (cfr. Genesi 3,15).

La Virgo potens, come usavano appellarla gli antichi, che purtroppo sento sempre più spesso delegittimare nel corso delle omelie di tanti novelli sacerdoti.

Come affermò Lucia dos Santos, la nota pastorella di Fatima, sul finire degli anni Cinquanta, se Satana ha sferrato il suo attacco micidiale contro Mariasappiamo anche che “la Madonna gli ha già schiacciato la testa”.

L’autore del dipinto raffigurato sopra nell’ultima immagine di copertina fu aspramente criticato dai suoi contemporanei per aver ritratto la Madonna con una scollatura giudicata troppo profonda e per avere osato darle perfino il volto della sua amica Lena.

Cosicché l’opera venne rifiutata e portata via dalla cappella dei palafrenieri nella Basilica di San Pietro a Roma, dove inizialmente venne collocata.

Credo tuttavia che all’epoca la Madonna dovette badare assai poco a questi particolari, apparenze tutte umane. Credo invece che Ella fu, come ancora è, allora come adesso, felice dell’enorme potenza espressiva che emana dal capolavoro di quello che considero uno dei più grandi pittori di tutti i tempi.

La luce che irrompe dall’alto illuminando alla loro destra il Bambino e la Madonna, ci dice inequivocabilmente chi siano i due protagonisti; malgrado l’immagine troppo scura non renda pienamente giustizia alla bellezza del dipinto originale.

Due protagonisti di eccellenza – di identità chiaramente celeste e terrena al tempo stesso – che avrebbero cambiato la Storia dell’uomo una volta per tutte, sconfiggendo l’antico Avversario.

Da quel momento in poi, egli potrà solo illudere i suoi stolti seguaci promettendo loro un’immortalità che non potrà mai dargli.

Il volto di Sant’Anna, sereno e per nulla turbato dalla presenza minacciosa del serpente, le mani quietamente giunte, la dicono lunga su Chi sia il Vincitore eterno di questo conflitto.

 

 

 

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